L'AI che scrive codice: cosa dicono davvero i dati sulla produttività

Quasi tutti gli sviluppatori usano l'AI ogni giorno, ma uno studio controllato ha trovato un rallentamento dove ci si aspettava un'accelerazione. La verità, come spesso accade, è nei dettagli.

Intelligenza artificiale e sviluppo software
Intelligenza artificiale e sviluppo software

Che l'intelligenza artificiale sia entrata nello sviluppo software non è più in discussione. Il DORA Report 2025 di Google rileva che circa il 90% dei professionisti usa l'AI nel lavoro quotidiano, con oltre l'80% che dichiara un aumento di produttività. La diffusione, insomma, è ormai capillare: non si tratta più di una sperimentazione di nicchia, ma di una pratica di massa.

Ma lo stesso report aggiunge una sfumatura cruciale: quasi un terzo degli sviluppatori nutre poca o nessuna fiducia nel codice generato dall'AI. È un paradosso significativo — si adotta uno strumento di cui, allo stesso tempo, si diffida. E l'AI, scrive DORA, è un amplificatore: rende più forti i team già solidi e più caotici quelli disorganizzati. Non è una bacchetta magica che livella le differenze, ma una lente che le ingrandisce.

Lo studio che ha spiazzato tutti

Il dato più istruttivo viene da un esperimento controllato di METR (luglio 2025): sviluppatori open source esperti, al lavoro su repository maturi che conoscevano bene, sono risultati circa il 19% più lenti usando strumenti AI — pur essendo convinti di essere stati il 20% più veloci.

Il divario tra percezione e realtà è il vero risultato. Non conta solo che gli strumenti abbiano rallentato chi li usava, ma che chi li usava non se ne sia accorto, anzi credesse l'opposto. È un avvertimento sul valore delle impressioni soggettive quando si misura la produttività: la sensazione di velocità può essere ingannevole, e una percezione diffusa di accelerazione non equivale a un'accelerazione reale.

Il divario tra percezione e realtà è il vero risultato: la sensazione di velocità può essere ingannevole.

Va però citato il caveat che gli stessi autori sottolineano: si tratta di una fotografia ristretta, su pochi sviluppatori molto esperti e codebase molto grandi, con strumenti di inizio 2025. Non è la prova che l'AI rallenti la maggior parte degli sviluppatori; è un monito contro le promesse facili. Il contesto, come sempre, conta: ciò che frena un veterano su un progetto che padroneggia potrebbe avere tutt'altro effetto su un principiante alle prese con codice sconosciuto.

La scala, intanto, esplode

Sul piano aggregato la trasformazione è evidente. L'Octoverse 2025 di GitHub riporta una media di circa 43 milioni di pull request unite al mese (+23% su base annua) e oltre 180 milioni di sviluppatori sulla piattaforma, con una crescita marcata degli agenti di coding.

Sono numeri che raccontano un'adozione tutt'altro che timida e una direzione di marcia chiara. La quantità di lavoro che attraversa le piattaforme cresce; la domanda è se cresca con essa anche la qualità, o se la velocità apparente nasconda costi nascosti che solo una misurazione onesta può far emergere.

I numeri DORA 2025: circa il 90% dei professionisti usa l'AI ogni giorno, oltre l'80% dichiara più produttività, ma quasi un terzo si fida poco o nulla del codice generato. METR (luglio 2025): sviluppatori esperti il 19% più lenti con l'AI, pur convinti di essere il 20% più veloci. Octoverse 2025: circa 43 milioni di pull request unite al mese (+23% annuo) e oltre 180 milioni di sviluppatori.

Cosa resta in mano a chi guida un team

La lezione per chi guida un team è netta: l'AI non sostituisce la disciplina ingegneristica, la amplifica. Se è vero che lo strumento esalta i team solidi e disorienta quelli caotici, allora investire nelle fondamenta diventa la priorità — perché è su quelle fondamenta che l'amplificazione agisce.

Revisione del codice, test, architettura pulita e misurazione onesta restano il fattore decisivo — semmai più importanti di prima. È l'approccio che portiamo nei nostri progetti di sviluppo e nei percorsi di formazione su AI e coding.

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